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CIMA SCOTONI, VIA DEI FACHIRI

Oltre alla nota via "degli Scoiattoli", la parete Sud Ovest della Cima Scotoni è solcata da un'altra via di grande importanza storica: la via dei Fachiri di Cozzolino e Ghio. Aperta nel 1972, questa via è diventata e lo è tuttora perchè si è mantenuta tale nel tempo, una pietra miliare dell'alpinismo per lo stile e l'etica con cui fu aperta. Dopo la prima salita del diedro sul Piccolo Mangart di Coritenza, Enzo Cozzolino che dichiarò di averlo superato completamente in arrampicata libera, non venne creduto da alcuni alpinisti e fu accusato di aver usato mezzi artificiali per superare alcuni passaggi altrimenti impossibili da salire. Per rispondere a queste critiche Cozzolino volle tracciare una nuova via, di difficoltà estreme e su una roccia talmente compatta da non permettere nemmeno di chiodare, solo così poteva dare prova delle sue vere capacità e senza che nessuno lo potesse mettere in dubbio. Una parete con queste caratteristiche la trovò appunto sulla Cima Scotoni, dove salì, come se non bastasse, in pieno inverno il 14 e 15 gennaio del 1972 e con l'utilizzo di soli 12 chiodi. La via attacca all'estremità destra della parete e la sale per metà lungo rocce grige, sucessivamente traversa a sinistra per una sessantina di metri, quindi sale direttamente lungo una zona strapiombante fino alla cengia superiore. La prima metà della via si svolge su difficoltà contenute (IV con qualche tratto di V), in questo tratto ci sono praticamente solo i chiodi di sosta e bisogna porre attenzione all'andamento del percorso. La parte superiore della salita presenta invece difficoltà nettamente superiori a iniziare da famoso quanto temibile traverso (VI) caratterizzato da roccia compatta e di difficile chiodatura che immette nella zona strapiombante superiore. La parte alta, seppur meno psicologica, oppone difficoltà tecniche anche superiori (1 passo di VI+ secondo noi) lungo una fessura strapiombante. Come detto, questa è una via che è stata pensata, e poi realizzata con l'etica dell'arrampicata libera incondizionata, senza compromessi al punto di non poter nemmeno piantare chiodi, inutile quindi dire che questo itinerario richiede una certa disinvoltura nel procedere lontano dai chiodi, anche se il famoso traverso è in realtà meno terroristico di come viene spesso descritto e risulta in ogni caso la lunghezza più chiodata della via (5-6 chiodi nei 30 metri più difficili). Parlando della roccia questa è senz'altro di ottima qualità su gran parte della salita, unica eccezzione la fessura del secondo tiro chiave che presenza tratti di roccia instabile che richiedono attenzione. Il dislivello della salita è di 450 metri e il tempo medio necessario è di circa 6-7 ore. Avvicinamento e discesa sono gli stessi dell'attigua via "degli Scoiattoli" (vedi contenuti). Per una ripetizione si tenga conto che una volta effettuato il traverso a metà parete, un'eventuale ritirata risulta impossibile. Inoltre tale traverso richiede al secondo di cordata perlomeno le stesse capacità del primo.


1
Sulle prime facili lunghezze

2
Salendo sul "Pulpito del Fachiro"

3
All'inizio del famoso traverso dove bisogna
scendere verticalmente per 5-6 metri


4
In pieno traverso

5
La roccia compattissima non permette
di aggiungere altre protezioni a quelle presenti


6
Sulla fessura strapiombante della parte alta
 
7
La fessura: il tiro tecnicamente più difficile
 
8
Solo 3 chiodi in questa lunghezza
ma ottime possibilità per aggiungere friends


9
Difficile tetto nei tiri terminali

10
Ultimissime difficoltà

11
Via dei Fachiri




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